Amori Crudeli: la trama

Amori Crudeli: intervista al programma radiofonico “La storia in giallo”

         

LA PRIMA NOTTE DELLA LUNA – intervista a Cinzia Tani di Antonella Ferrera per il programma radiofonico “La storia in giallo”

 

Buon pomeriggio a tutti da Antonella Ferrera.  Oggi è con noi in studio la giornalista e scrittrice Cinzia Tani che tutti gli appassionati del giallo certamente già conoscono.La storia che avete appena ascoltato è ispirata proprio ad un caso che Cinzia Tani ha raccontato nel suo ultimo libro “Amori Crudeli” recentemente pubblicato da Mondadori.

 

  1. Tani, è vero che si trattava di una storia inedita, tenuta segreta, e raccontata da lei per la prima volta?

Sì, è una storia che conoscono in pochi, forse nessuno. Perché sui giornali uscì soltanto un trafiletto che nascondeva la verità, si parlava di un doppio suicidio mentre il suicidio era stato preceduto da due omicidi. Gli altri protagonisti della storia sono morti e l’unico a conoscenza dei fatti era un amico dell’assassino, un professore di Boston che io ho conosciuto e che mi ha raccontato tutto. E’ l’unica storia nella quale la ricostruzione è frutto della mia immaginazione piuttosto che basata su documenti come faccio per le altre storie di cui ho molto materiale. Atti dei processi, libri, articoli, addirittura autobiografie degli assassini. Ho materiale vecchissimo, addirittura molti libri della fine dell’ottocento.

 

  1. Innanzitutto vogliamo inquadrare i due personaggi? Un americano ed una cittadina dell’Unione sovietica, due provenienze diverse, ma anche due estrazioni sociali molto diverse. E poi eravamo alla fine degli anni ’60, i due mondi a quell’epoca erano davvero contrapposti fra loro…

Sì, due mondi diversissimi da tanti punti di vista. In America passiamo da Kennedy che poi viene ucciso a Lyndon Johnson e a Nixon. La guerra del Vietnam, la contestazione studendesca. Ma anche il consumismo, la ricchezza, i luccichii delle città. Di qua abbiamo una città pesante e bellissima come Leningrado, povertà, il dopo Stalin, Kruscev e poi Breznev, l’occupazione di Praga. L’atto finale della storia si svolge nel giorno in cui dopo anni di competizione per conquistare lo spazio gli americani conquistano la luna. E’ il giorno in cui l’americano, proprio pensando a quell’evento, compie l’atto irreparabile.

 

  1. Leggendo le pagine del suo libro, particolarmente suggestive nel raccontare questo fatto, emerge, prorompente, la figura di Tonia, della ragazza. Era così anche nella storia che le è stata tramandata, o è lei Tani che l’ha sentita così?

La persona che mi ha raccontato la storia Tonia l’ha conosciuta. L’ha vista due volta. La prima quando il marito l’ha portata in America per farle conoscere i genitori e gli amici e tonia è fuggita sconvolta e disgustata da un mondo che non capiva. Poi l’ha rivista in Russia e ha scoperto la vera Tonia, la russa, innamorata del suo paese, romantica e intensa come il suo paese. Certo poi io ho costruito il personaggio, tenendo presenti tanti personaggi di donne russe, protagoniste dei romanzi, come la Lara e la Tonia di Dottor Zivago, o la Sonia di Delitto e Castigo, ma anche Anna Karenina e così via.

 

  1. Lei, sempre attenta ad ogni minima sfumatura, ha raccontato con dovizia di particolari, l’infanzia di Tonia, non invece quella degli altri protagonisti. E’ perché nel suo caso è lì che si nasconde la chiave di lettura di tutto ciò che le è poi accaduto nel resto della sua giovane vita?

Sì. Di solito quando racconto una storia di coppia mi dilungo sull’infanzia di entrambi i personaggi. Questa volta ho insistito sull’infanzia di Tonia perché ha un’importanza fondamentale sulla sua vita. L’infanzia di Marc è quella di tutti, con problemi e difficoltà, incomprensioni e disaccordi, ma nessun trauma. Per tonia è diverso, muore l’unica persona che la ami e rimane in balia di persone che la odiano o la sfruttano. E’ allora che lei indossa uno schermo, una protezione di cinismo tra sé e il mondo.

 

  1. Vorrei rimanere ancora per un momento su Tonia. Il fatto che lascia sgomento il lettore, riguardo la morte del suo bambino. Tra le righe ci sono due interpretazioni diverse: disgrazia, oppure ha fatto apposta a buttarsi sotto l’auto rischiando la sua stessa vita. E’ veramente rimasto un punto interrogativo, oppure lei, Tani, sa la verità, ma ha voluto lasciare in sospeso quello che poteva portare ad un giudizio spietato da parte del lettore?

No. La verità non può saperla nessuno se non Tonia stessa. Ma io non penso che lei abbia voluto uccidere il suo bambino. Non sentiva un forte istinto materno ma non per questo l’avrebbe desiderato morto. Credo che come avviene in alcuni casi di infanticidio, lei sentisse incosciamente la voglia di farla finita, di suicidarsi insieme al bambino. Ma non razionalmente, piuttosto un’incoscienza, un lasciarsi andare al destino attraversando la strada di corsa sotto la pioggia.

 

  1. Veniamo ora a Mark, l’intellettuale americano che s’innamora di quella ragazza giovane e ribelle che tira a campare come può. Beh, la classica attrazione fatale…

Per Marc si può davvero parlare di attrazione fatale. E’ un uomo che ha rifiutato la superficialità dei rapporti, che ha pochi amici, che non crede nel matrimonio, che trove le donne americane che conosce insulse e superficiali. Lui ha scelto la russia e la sua letteratura e quindi può apprezzare e comprendere una figlia della russia come Tonia. Inoltre Tonia è bellissima e apparentemente ingenua e anche molto più giovane. Credo che scatti la sindrome del pigmalione. Lui vuole educarla e infatti nei primi incontri le compra i suoi primi libri.

 

  1. Dicevamo che fra l’uomo e la ragazza scattò un’attrazione fatale, e fatale lo fu davvero, perché, come sappiamo, morirono entrambi. Mark uccise Tonia, l’oggetto del suo amore e poi si tolse la vita.

Tani, che cosa spinge un uomo innamorato a compiere un simile gesto?   La gelosia o, nel nostro caso, c’è dell’altro?

Lui da Tonia sopporta tutto, i suo ripensamenti, le sue freddezze, la morte del figlio. Ma pensa sempre che lei sia sua. Mai una sola volta immagina che lei possa tradirlo. Pensa che i problemi siano altri. Proprio non si pone il pensiero. Quando invece viene brutalmente a sapere la verità che poi sono tante verità tutte insieme: lei lo tradiva da sempre, il figlio non era suo e inoltre lei lo ha denunciato alla polizia. Be’ sfido chiunque a mantenere il sangue freddo…

 

  1. Mark e Tonia, probabilmente, se fossero rimasti in vita, avrebbero finito per lasciarsi. La loro morte, invece, ha in un qualche modo suggellato quell’amore. E’ forse questo che, secondo lei, Mark voleva?

Certo che si sarebbero lasciati arrivati a quel punto. Quindi mark l’avrebbe persa. Così invece lei rimane sua, sua nella morte. E’ questo che pensano coloro che uccidono per amore, soprattutto gli uomini. Sarai mia per sempre. 

Per l’uomo è quasi più importante l’eventualità di un abbandono del tradimento. E’ quasi più forte il senso del possesso della gelosia.

  1. Tani, lei che da anni indaga all’interno delle dinamiche di coppia per capire che cosa porta ad uccidere o ad uccidersi, ci può dire se chi uccide l’oggetto del proprio amore, finisce poi fatalmente con suicidarsi?  E chi non lo fa, è perché in realtà non ama più veramente?

Di solito entrambi, uomini e donne, dopo aver compiuto un omicidio passionale tentano il suicidio. Poi però la donna non ci riesce quasi mai mentre l’uomo ci riesce nella maggior parte dei casi. La donna mantiene un barlume di lucidità mentre l’uomo è più impulsivo. Inoltre per la donna il tentativo di suicidio è di solito iniziale. Lei non vuole ucciidere il suo compagno ma spaventarlo, minacciarlo con la propria morte. Poi accade qualcosa per cui partono dei colpi… E’ difficile che poi lei riesca a fare ciò che non aveva nessuna intenzione di fare neppure all’inizio.

 

  1. Il caso in questione rientra senz’altro, come abbiamo detto, nei delitti passionali dove si coniugano quasi sempre amore e gelosia. In un suo saggio, il prof. Vittorino Andreoli, ha scritto che questo tipo di omicidio risente in maniera forte della vittima. Vale a dire che l’azione omicida è senz’altro da condannare, ma la vittima può favorire, con il proprio comportamento, l’insorgere dell’atmosfera tragica ed il crollo dei freni inibitori del suo futuro assassino. Nel caso di Tonia, non possiamo certo sostenere che, in un qualche modo non abbia portato all’esasperazione il marito Mark…

Sono d’accordo con Andreoli. In tutti i casi che ho studiato la vittima non è del tutto innocente. Di solito si comporta in modo da esasperare il partner, ovviamente perché non immagina che cosa sta rischiando. Nel caso Bellentani il suo amante quando lei lo minaccia dicendogli che ha una pistola le ride in faccia chiamandola terrona e dicendo che è solo una lettrice di fotoromanzi. Nel caso di Herman Tarnower, lui quando lei vuole suicidarsi davanti a lui perché la tradisce, lui reagisce schiaffeggiandola.

 

  1. Veniamo ora al modo in cui Mark ha compiuto il delitto e come si è poi suicidato.  Perché, secondo lei ha fatto cadere Tonia oltre la balaustra, nelle acque del fiume, mentre contro di sé ha puntato la pistola?

L’uomo uccide nei delitti passionali cercando un contatto con la sua vittima. E’ come se volesse possederla un’ultima volta. Usano il coltello, le mani per strangolarla. Anche Mark usa le mani per sollevarla ma poiché è un uomo romantico ha scelto il loro ponte preferito e il loro fiume. Non vuole ferirla. Per sé sceglie la pistola perché è veloce e sicura. Non vuole sopravvivere.

 

  1. Tani, vogliamo concludere la nostra chiacchierata con due parole sulla terza figura che emerge dal suo racconto, quella di Michail? Magari ora scopriamo che in realtà è su di lui che dobbiamo puntare il dito…oppure no.

Be’ sicuramente è colui che scatena tutto. Se non rivelasse la verità a Mark non accadrebbe niente. E’ un ragazzo cattivo, cinico, non ama il padre, è venale, non vuole vedere il figlio. Sente solo una grande attrazione per Tonia ma è privo di sentimenti. Non ha alcuna nobiltà. Sicuramente Mark, pur essendo un assassino, è migliore di lui.