"Non impiccatemi così in alto" "Nelle sue braccia sarei morta" "Potrebbe capitare anche a voi" La saponificatrice di Correggio Il caso della stricnina fantasma
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IL
CASO DELLA STRICNINA FANTASMA Assunta
Vassallo,
Italia 1948
In molti piangevano al funerale del notaio Rosario Raimondi: sua madre
Caterina Scarantino, la vedova Assunta Vassallo, il fratello Luigi, i
due figli Caterina e Salvatore. E poi gli amici del bar dove ogni sera
il notaio andava a giocare a carte, e il suo medico.
Il sole infuocato della Sicilia toglieva il respiro e i presenti
formavano una lugubre macchia nera nel luminoso pomeriggio estivo.
Fin dal mattino la vedova era apparsa chiusa in una muta disperazione.
Gli occhi sbarrati, il volto pallidissimo, non aveva detto una sola
parola. Orra era lì, in prima fila, aggrappata al braccio di suo
fratello che fissava attonita la cassa di legno scuro. Improvvisamente,
quando la bara fu calata a terra per poi essere posta nella tomba di
famiglia, Assunta fu scossa dai singhiozzi e gridò: “Rosario, amore
mio, perché mi hai lasciata?”. Subito
rispose un altro grido, quello di Luigi Raimondi che, indicando la
cognata, esclamò: “Smettila di fare la commedia, lo sanno tutti che
sei stata tu a ucciderlo!”. Per qualche istante Assunta rimase
interdetta, il suo sguardo vagò sui volti dei parenti, degli
amici e poi si spense, la donna cadde svenuta sulla bara del marito. |
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