Album fotografico

Appunti su assassine

Seicentodieci ragazze

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"Non impiccatemi così in alto"

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La dama in satin nero

La signorina romantica

Dietro la tenda rossa

Il mistero di Balham

Un delitto impossibile

Troppo tardi la verità

Quella folle risata

Sorella crudele

L'assassina era un uomo?

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L'incorreggibile bugiarda

Un delitto d'orgoglio

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La moglie schiava

"Potrebbe capitare anche a voi"

Nessuna pietà per Ruth

Le truffe di Frau Marek

L'amante bambino

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La belva di San Gregorio

Il caso della stricnina fantasma

I soliti romanzi a fumetti

"Mamma deve morire!"

"Andiamo a lavare la bambola"

L'amore non perdona

 

 

 

         

LA BELVA DI VIA SAN  GREGORIO

Caterina Fort,  Italia 1946

 

     Erano le 9 e Pinuccia Somaschini era in ritardo: doveva passare da Giuseppe Ricciardi,  prendere le chiavi del suo negozio di stoffe e  aprirlo perché lui era a Prato per affari. Chissà se anche questa volta aveva portato con sé Caterina, la sua amante, fantasticava correndo per via San Gregorio e infilandosi nel portone del numero 40. Attraversò il  cortile,  imboccò la scala di destra e salì al primo piano. In casa doveva esserci la signora Ricciardi con i tre figli. Poverina, pensò ancora Pinuccia, si sta rovinando la salute per competere con l’altra.

Stranamente la porta dell’appartamento era  socchiusa. La commessa chiamò, ma non ebbe risposta. Rimase qualche istante indecisa sulla soglia e infine entrò. Faceva freddo, perché mancava il riscaldamento, e non si sentivano rumori. Fece qualche passo nella penombra e incontrò un ostacolo. Quando vide di cosa si trattava si portò le mani alla bocca per non gridare.