"Non impiccatemi così in alto" "Nelle sue braccia sarei morta" "Potrebbe capitare anche a voi" La saponificatrice di Correggio Il caso della stricnina fantasma
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SEICENTODIECI
RAGAZZE Erzsébet
Bàthory, Ungheria 1604 Come ogni mattina Eszsébet si accomodò davanti al grande specchio. Le damigelle intorno a lei cominciarono a truccarle il viso. Poi fu la volta dell’acconciatura. I lunghi capelli neri venivano intrecciati con fili di perle e poi fissati in modo da formare delle onde regolari. La parrucchiera, con un appuntito bastoncino di bosso, sistemava le ciocche a distanze equivalenti ai due lati della testa. Fu
per distrazione o lieve imperizia che un’onda di capelli scivolò
più su un lato che sull’altro. Gli immensi occhi neri della Contessa
si rabbuiarono notando l’errore riflesso nello specchio e si girarono
a cercare la colpevole. Le mani affusolate si mossero fulminee e come
due fruste guizzanti colpirono la ragazza al viso. Il sangue sprizzò
dalla bocca e dal naso della giovane cadendo poi sulle mani,
sulle braccia e sul vestito di Ersébet. Le domestiche si
affrettarono a pulire le macchie dall’abito della padrona dimenticando
per qualche minuto le stille di sangue rimaste sulla sua pelle.
Ersébet tese una mano perché le fosse asciugata ma la ritirò
subito e la osservò pensierosa: il sangue coagulato aveva reso
l’incarnato più lucido, quasi trasparente.
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