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True Crime Stories (prima parte) e intervista a Cinzia Tani
True Crime Stories (seconda parte) e intervista a Cinzia Tani
True Crime Stories (terza parte) e intervista a Cinzia Tani
True Crime Stories (quarta parte e intervista a Cinzia Tani.
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TRUE CRIME STORIES Seconda parte Intervista a Cinzia Tani Nuvolette (di Luca
Raffaelli
"Va
bene. Allora sarò più chiara: ho detto e specificato noir, perché il
giallo a me non piace tanto. Agatha Christie e Poirot, Conan Doyle e
Sherlock Holmes non mi piacciono. Per lo stesso motivo per cui non li
amava Hitchcock, che li considerava un gioco intellettuale, una sorta di
settimana enigmistica letteraria. Qualcosa di molto meccanico con un
percorso fisso". Interessante. Il noir, invece? "Invece
gli scrittori noir, ovvero Cornell Wooldrich, Patricia Highsmith, quelli
da cui tra l'altro Hitchcock ha preso le storie per i suoi film, sono
quelli in cui il protagonista è l'assassino e lo scrittore va in cerca
dei suoi percorsi mentali creando la giusta atmosfera di tensione.
Quindi il fulcro non è affatto il poliziotto alla ricerca del
colpevole". Già.
Cambia il punto di vista, e con quello cambia proprio tutto. "Basta
pensare a Hannibal the Cannibal. E' lui al centro dell'interesse di
Thomas Harris. E quello che veramente è interessante per me è la
persona normale capace di compiere un gesto efferato, definitivo". Già.
E in effetti accade molto frequentemente che il colpevole di gesta
efferate sia poi descritto come un tranquillo, onesto cittadino. Magari
un vicino o un collega esemplare. Ma ritorniamo alle passioni che il tuo
percorso nel crimine permette di unire. Dunque: il noir, e poi? "Poi
la passione per tutto ciò che è femminile. E' stata questa a farmi
pensare che in Italia non esisteva un libro che raccogliesse i grandi
omicidi commessi dalle donne. Ci sono dei saggi di criminologia
femminile scritti soprattutto in epoca femminista, ma molto differenti
da quello che avevo in mente. Allora ho proposto alla Mondadori il
titolo, senza neanche aver pensato di preciso cosa avrei fatto. Ho
detto: "Assassine" e subito mi hanno detto di sì". E,
come capita spesso in questi casi, sei stata presa dal panico? "Beh,
diciamo che sono stata costretta a iniziare una ricerca infinita durata
per anni, girando per librerie di tutto il mondo, anche perché allora
ancora non c'erano le librerie virtuali di Internet". Dopodiché? "Dopodiché
ho selezionato trentacinque storie ed ho cominciato a scrivere.
Assassine ha avuto un grandissimo successo, è stato ripubblicato anche
negli Oscar. Così poi ho scritto Coppie assassine". E'
da questo secondo tuo libro che è tratto il primo fumetto di "True
Crime". E mi sembra doveroso ora, anche per approfondire il
discorso (quello della scorsa settimana) sulla differenza tra la
scrittura di un libro e quella di un fumetto, proporre alcune righe
tratte di Coppie assassine. Tratte proprio dalla storia del dottor
Hawley Harvey Crippen ed Ethel LeNeve: "Crippen non disse una
parola quando scoprì la moglie insieme all'amante, si rimise il
cappello e uscì di casa. Poi raggiunse Ethel e le raccontò piangendo
tutte le umiliazioni che era costretto a subire; la ragazza, sicura che
le intenzioni dell'amante fossero di chiudere in qualche modo il suo
matrimonio, gli si concesse nella stanza di un albergo il 6 dicembre
1906. Qualche mese dopo si rese conto di essere rimasta incinta e sembrò
allora che il destino avesse deciso per loro. Ma Ethel ebbe un aborto
spontaneo e Crippen rimandò i suoi progetti di abbandonare la moglie.
Gli incontri segreti in alberghi fuori mano continuarono per altri due
anni durante i quali Cora passava da un amante all'altro e il suo umore
in casa peggiorava di giorno in giorno". Saprete
la prossima settimana, leggendo la versione a fumetti, come finisce
questa storia. Ma in Coppie assassine ce ne sono altre ventiquattro. E a
questo proposito, perché hai deciso di dedicarti anche alle coppie,
solo perché Assassine era andato bene? "Perché
sono situazioni molto diverse. Il delitto maschile è molto diverso da
quello femminile. La donna, almeno fino all'emancipazione femminile,
uccideva per passione, quindi per amore o per odio. Erano soprattutto
crimini di letto e crimini familiari. Uccideva soprattutto uomini, come
il padre tiranno, il marito che non aveva scelto, l'amante che l'aveva
abbandonata. E uccideva soprattutto con l'arsenico". Perché
con l'arsenico? E che caratteristiche hanno, invece, i delitti maschili?
E le coppie, allora, perché uccidevano? Tutto questo sapremo tra sette
giorni. Grazie Cinzia. Alla prossima!
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