True Crime Stories (prima parte) e intervista a Cinzia Tani

True Crime Stories (seconda parte) e intervista a Cinzia Tani

True Crime Stories (terza parte) e intervista a Cinzia Tani

 

True Crime Stories (quarta parte e intervista a Cinzia Tani.

 

         

                  

TRUE CRIME STORIES

     Terza parte

         Intervista a Cinzia Tani

          Nuvolette (di Luca Raffaelli)

Diceva Cinzia Tani al termine del Nuvolette ultimo scorso: “la donna, fino a qualche tempo fa, fino all’emancipazione, uccideva soprattutto uomini. Per esempio, il padre tiranno, il marito che aveva scelto, l’amante che l’aveva abbandonata. E uccideva soprattutto con l’arsenico”.

Perché con l’arsenico Cinzia?  

"Perché l’arsenico si trovava in farmacia come cosmetico per il viso per le donne e come una specie di viagra per gli uomini, dunque come corroborante virile. Le assassine potevano metterlo nel cioccolato senza che le analisi riuscissero a rivelarne la presenza. E così la vittima sembrava morta per cause naturali”.

E dopo l’emancipazione femminile?

"Tutto è cambiato. Con il divorzio e l’indipendenza le donne hanno cominciato a uccidere per gli stessi motivi per cui uccide l’uomo. Con le coppie, invece, è un’altre cosa, come testimonia anche la storia del dottor Crippen…”.

Oggetto del primo fumetto scritto da Cinzia Tani, che si pubblica in queste settimane su LancioStory.

“Ecco, quello delle coppie è un fenomeno ancora più ristretto di quello della donna assassina”.

Hai dei dati precisi?

“Solo il dieci per cento della totalità dei delitti è compiuto da donne, mentre per calcolare la percentuale riservata alle coppie bisogna scendere sotto l’uno, andare allo zero virgola. Inoltre la coppia assassina è un fenomeno molto più particolare perché in due si è molto più responsabili. Non si può parlare di raptus, perché il crimine deve essere in qualche modo organizzato, preparato. E poi c’è l’interessante legame morboso, che unisce le due persone”.

Perché interessante?

“Per raccontare le mie storie, io parto sempre dall’infanzia dell’omicida fino ad arrivare alla sua morte. Nel caso delle coppie è stato affascinante confrontare le diverse vite vissute precedentemente dai due assassini. Il loro incontro determina una specie di scintilla da cui scaturisce questo rapporto morboso che poi genera i delitti”.

E dopo il crimine si arriva ai processi. Cosa accade qui?

“Si rivelano eclatanti perché quasi sempre questo legame svanisce”.

Quasi sempre?

“Direi proprio di sì”.

Perché?

“Per risponderti, bisognerebbe aprire il capitolo dei serial killer, una realtà moderna, figlia del mondo industrializzato, civilizzato. Il serial killer è solamente un uomo sadico, pervertito, un uomo che uccide per soddisfare i propri istinti sessuali. La donna per qualche strano motivo è pazzamente innamorata di lui, è sottoposta ai suoi desideri. In pratica, lei fornisce al suo uomo delle schiave sessuali. Il processo interrompe il meccanismo: lui non può più esercitare alcuna influenza su di lei, cosicché il più delle volte si verifica un vero e proprio voltafaccia”.

E lui?

“Lui non rinnega nulla, continua a essere quello che era, mentre le donne tornano alla personalità originaria. Tra l’altro, lo si vede dalle fotografie: sono ragazze carine, figlie normalissime. I maschi assassini, invece, sono effetto di una violenza contro l’individuo, di una vita familiare violenta”.

Insomma la vittima di soprusi è un potenziale assassino.

“Sì. Oppure l’omicida, da piccolo, è stato spettatore di violenze subite da altri. In quei momenti il bambino non può reagire e assiste agli eventi come paralizzato. Molto spesso questa rabbia, che rimane compressa, si sviluppa attraverso fantasie violente fino al primo omicidio. Il killer ne ricava un’enorme soddisfazione, un infinito senso di potere. È questo il motivo per cui uccide persone sconosciute, per riscattare attraverso una violenza cieca la paralisi, l’impossibilità di reazione subita nell’infanzia e recuperare così la propria personalità.

E, come abbiamo già detto, molti serial killer, hanno, in apparenza, una vita tranquilla.

“Già. Spesso sono anche sposati e la moglie è assolutamente all’oscuro di quello che fa il marito. Quante volte abbiamo letto i commenti esterrefatti dei vicini di casa che dicono dell’assassino: “È una persona normalissima, tranquilla, buona”.

Questo ci porta al terzo libro della serie.

“Già Nero di Londra. In cui ho raccontato solo delitti maschili. Dovevo però compiere una selezione, perché erano davvero troppi. Così ho scelto la città simbolo del delitto: tutti i grandi delitti letterari e cinematografici si sono svolti nelle strade intorno al Tamigi”.

Jack lo squartatore e non solo. Tra sette giorni ne sapremo di più.

Alla prossima.