True Crime Stories (prima parte) e intervista a Cinzia Tani

True Crime Stories (seconda parte) e intervista a Cinzia Tani

True Crime Stories (terza parte) e intervista a Cinzia Tani

 

True Crime Stories (quarta parte e intervista a Cinzia Tani.

 

         

                  

TRUE CRIME STORIES

  Quarta parte

         Intervista a Cinzia Tani

          Nuvolette (di Luca Raffaelli)

Diamo il bentornata a Cinzia Tani.  Dicevamo: a Londra non c'è stato solo Jack lo Squartatore.

"Per i delitti maschili dovevo limitare il raggio della mia ricerca, altrimenti sarebbe stata infinita. Sono partita dal 1600 perché ho trovato un caso straordinario: il più bravo evasore di tutti i tempi".

Fiscale?

Dalla prigione, evidentemente. Un ragazzino magrolino, esile, una specie di Houdini che riuscì a fuggire da qualsiasi penitenziario, nonostante venisse incatenato o rinchiuso nelle celle più protette". Per evitare che fuggisse ancora hanno dovuto impiccarlo. E pensare che aveva un piano per fuggire anche dopo l'impiccagione".

Stai scherzando?

"No. A quei tempi alcuni sono riusciti a farlo. Studiavano una tecnica di respirazione che permetteva loro di riuscire a sopravvivere alla forca, anche perché il boia poteva essere disattento, le corde misurate senza la dovuta (si fa per dire) attenzione. Il suo problema fu quello di essere diventato un eroe tanto popolare che la folla, dopo l'esecuzione, cominciò a contendersi il suo corpo. E questo, per lui, fu fatale".

Quindi in questo Nero di Londra, ultimo volume della tua trilogia, non parli solo di omicidi.

"No. Infatti oltre a Jack lo squartatore ci sono tre protagonisti assoluti che hanno a che fare con i crimini, ma senza commetterli";

Chi sono?

"Il più bravo avvocato londinese di tutti i tempi, un personaggio meraviglioso, uomo bellissimo che ebbe un grande dolore in amore. Arrogante, supponente, uno di quelli abituati a vincere sempre, sposa la compagna d'infanzia e questa, appena uscita dalla chiesa, gli confessa che non lo ama, non l'ha mai amato e non l'amerà mai".

E allora perché l'aveva sposato?

"Perché soggiogata dalla sua personalità. E forse, chissà, lui aveva usato nei confronti di lei le stesse tecniche che lo portavano a vincere nelle aule giudiziarie".

Che tipo di tecniche?

"Tecniche psicologiche che puntavano a colpire la debolezza dei giurati. Tecniche di distrazione e di partecipazione passionale utilizzate sapientemente grazie a una capacità oratoria strabiliante. Lui vinse tutti i processi, alcuni dei quali popolarissimi presso l'opinione pubblica, difendendo spesso donne accusate ingiustamente".

Come dice De Gregori in una sua canzone: "cercavi giustizia, trovasti la legge".

"Il secondo protagonista è il più grande patologo dell'epoca, altro uomo affascinante, che portava sempre un'orchidea all'occhiello".

Stava dunque dalla parte dell'accusa.

"Sì. E non sbagliava un'autopsia, un sospetto, un'ipotesi di colpevolezza. Anzi no, una ne ha sbagliata: l'ultima. L'ultima solo perché, umiliato dall'insuccesso, si toglie la vita con il gas. Il terzo è l'ultimo boia di Londra. Figlio e nipote di boia, sin da piccolo aveva il desiderio, potremmo dire la vocazione, per questo mestiere".

E poi c'è chi dice che l'educazione non conta.

"Tutta la sua vita è davvero molto interessante. Ma straordinario è il suo ultimo atto, quando si dimette dall'incarico pronunciando una discorso memorabile, che io ho messo all'inizio del libro e che cito così, a memoria:  "Dopo tante morti, dopo tante impiccagioni, mi sono reso conto che la pena di morte non serve assolutamente a nulla, che non è un deterrente contro la criminalità. Lo posso dire io che ho guardato negli occhi i condannati nell'ultimo istante della loro vita".

Quando decide di rinunciare all'incarico?

"Dopo aver ucciso per impiccagione Ruth Ellis, la cui storia verrà raccontata nel fumetto che inizierà la prossima settimana su queste pagine. Ed è la storia che viene raccontata anche nel film "Ballando con uno sconosciuto", una grande storia d'amore e di gelosia".

Dicci qualcosa di più.

"La folla vuole linciare il nostro boia dopo l'impiccagione di Ruth. Siamo nel 1956 e la gente comincia a ribellarsi alla pena di morte. Gli urlano: che effetto fa uccidere una donna? Dopo quest'esperienza la sua vita cambia, non può più essere lo stesso. Ma a proposito di Ruth, sui giornali inglesi è stato scritto che si vuole riaprire il suo casoNero sono state considerate le circostanze attenuanti. E sarebbe davvero clamoroso: lei è un'omicida confessa, ha dichiarato pubblicamente di avere ucciso l'amante che la tradiva, sparandogli alle spalle. Ma di questo leggerete. Ora arriviamo a Jack".

Ho paura che sia rimasto ben poco spazio per un tipo tanto invadente. Rispondi solo a una domanda, per ora. Sei d'accordo con la tesi del film uscito di recente e tratto dal bel fumetto di Alan Moore e Eddie Campbell, secondo cui l'assassino sarebbe il medico della Regina?

"No, affatto".

Perché? Quale altra ipotesi sposa Cinzia Tani? Tra sette giorni le risposte. Alla prossima!