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Il
mio percorso nel delitto storico. Una
strada che ho cominciato un po’ per caso e un po’ per passione. Ci
sono tre elementi in questi tre libri sul delitto che fanno parte dei
miei principali interessi. La
ricerca storica, i delitti che racconto
sono casi chiusi. Poi
l’analisi psicologica, ripercorrere tutta la vita dell’assassino
alla ricerca delle motivazioni dei suoi delitti.
E poi la passione per il noir.
Il noir che spesso viene confuso con il giallo ma che non è
necessariamente legato alla risoluzione di un meccanismo a sorpresa. Nel
noir protagonisti sono personaggi comuni che improvvisamente si trovano
proiettati in situazioni drammatiche ed estreme. Il noir ha
un’atmosfera particolare, fatta di tensione e insicurezza.
E per il noir voglio almeno citare due personaggi di cui ho
sentito l’influenza: Patricia
Highsmith: nella narrazione il suo maggiore interesse è per la
colpabilità (colpevolezza giuridica). L'omicidio in sé non mi
interessa, è lo sviluppo della
colpabilità che mi intriga, amava dire. Quindi la suspense non è
data come avviene di solito dall'ansia di scoprire il colpevole perché questi è già noto al lettore fin dall'inizio. Lo
svolgimento delle sue storie non rispetta i canoni della letteratura di
genere e ciò che più conta per l'autrice non è la motivazione
dell'omicidio ma la psicologia dell'assassino.
Non per niente quello della Highsmith si chiama giallo
esistenziale nel quale protagonisti
assoluti sono la nevrosi e il destino. Alfred
Hitchcock e la grande
importanza che ha sempre dato alla suspence. Non amava il giallo, la
ricerca dell’assassino che considerava una sorta di rompicapo
privo di emozione. E fa un esempio sulla differenza tra sorpresa
e suspence: un uomo entra nella casa di un altro e comincia a frugare
nei suoi cassetti, improvvisamente arriva l’altro e lo scopre. Questa
è la sorpresa. Nel suo caso invece il pubblico sa che il proprietario
della casa sta per arrivare e scoprire l’intruso, ecco che si crea una
situazione di suspence. Che è proprio quella che voglio creare io
raccontando fin dall’inizio il momento culminante dell’assassinio. Ho
cominciato il mio percorso con le donne assassine:
35 delitti commessi dalle donne dal milleseicento alla metà del
novecento in diversi paesi del mondo. La
donna è responsabile solo
del dieci per cento della totalità dei delitti ed ha sempre ucciso,
almeno fino alla sua emancipazione, con moventi e modalità diverse da
quelle maschili. Il novanta per cento delle vittime
delle assassine sono uomini. La donna uccideva membri della sua famiglia perché la
famiglia era l’ambito in cui viveva e si affermava. Le donne
uccidevano più frequentemente mariti,
amanti e parenti e hanno avuto maggiori possibilità di non
vedere scoperti i loro crimini proprio perché commessi in ambito
familiare e usando spessissimo l’arsenico
che fino al 1840 non poté essere rivelato da alcun esame. La
maggior parte dei crimini commessi dalle donne sono
crimini di letto. Hanno la loro origine, in molti casi, nell’amore
e nell’odio, nella gelosia e nella vendetta.
La donna era meno violenta
dell’uomo, difficilmente colpiva ripetutamente la sua vittima, ma era più crudele. Nel
secondo libro ho invece raccontato 25 storie di delitti commessi in coppia.
Fenomeno abbastanza raro nel mondo del delitto. Ma interessante
proprio per i meccanismi che portano due persone ad uccidere insieme.
Interessante indagare il rapporto che c’è tra i due e come si evolve
dopo aver commesso il delitto. E
poi ho voluto raccontare i delitti
commessi dagli uomini e ho
scelto una città come sfondo, Londra. A differenza delle donne, gli
uomini non uccidono quasi mai spinti dal sentimento. Non lo fanno per
eliminare chi si oppone al coronamento del loro sogno di amore, neppure
per il dolore di un tradimento o perché la loro compagna li fa
soffrire. Uccidono
per soldi, per il piacere di uccidere, per sadismo, per vanità, per
dimostrare il proprio potere su donne indifese, uccidono spinti da
perversioni sessuali o da
aberrazioni come la necrofilia o il vampirismo. Nei
loro atti omicidi non c’è nulla di eroico. Uccidono quasi sempre
donne, in genere prostitute oppure
donne fragili, vulnerabili, che subiscono il loro fascino. La
vanità sembra guidare il loro comportamento anche dopo il delitto. Sono
molteplici i casi di assassini che hanno fatto di tutto perché i loro
delitti fossero scoperti. E
infine Londra per varie ragioni. Perché è il luogo del delitto
letterario e cinematografico, pensiamo a Conan Doyle, a Agatha Christie
e a Alfred Hitchcock. E il primo film di Hitchcock, The lodger, prendeva
spunto proprio dalla storia di Jack lo Squartatore. Londra,
soprattutto prima e durante l’epoca vittoriana era una città ideale
per il crimine. Una
città antica e affollata, il crogiuolo di nazionalità e
gruppi etnici diversi. Per secoli i rifugiati per ragioni politiche
religiose ed economiche hanno trovato asilo in questa città (per
esempio gli ebrei fuggiti dalle persecuzioni razziali nel 1800). Londra
era il centro della criminalità
inglese, la culla del male, la città che attraeva i tagliaborse, i
malfattori del paese. Il fatto che fosse anche una città ricca non
faceva che aumentare ancora di più il numero di disperati che vi
cercavano fortuna. I
quartieri malfamati dell’East End, dove agì Jack lo Squartatore,
erano famosi per i crimini. La maggioranza della popolazione viveva in
condizioni spaventose: povertà, sporcizia, corruzione, delinquenza, vizio e trascuratezza
regnavano sovrani. Era un dedalo
di stradine strette, di cortili e vicoli ciechi male illuminati. Le
case erano vecchie e decadenti e in gran parte di esse c’era uno spaccio di gin o un bordello. In molte c’erano camere ammobiliate
affollatissime in cui regnava la promiscuità, senza servizi igienici,
luce o ricambio d’aria. Era
anche un quartiere di passaggio,
contadini che cercavano lavoro, immigranti, marinai alla ricerca di
alcol e donne, gente del west end alla ricerca di divertimenti. C’erano
eserciti di mendicanti, la prostituzione era diffusissima e le donne adescavano
i loro clienti nelle strade, i
bambini poveri facevano i mendicanti o gli spazzacamini, le bambine
venivano mandate a prostituirsi. Nelle strade la sera imperversavano
bande di criminali che cercavano il delitto. Uscire la sera era a
proprio rischio e pericolo perché i poliziotti raramente si
avventuravano in quelle stradine. Bene
qui agisce Jack lo Squartatore
che è diventato ormai una leggenda. Poiché il serial killer non è
stato catturato è cominciato il gioco sulla sua identità. Sono stati
scritti moltissimi libri sulla sua identità e realizzati circa 50 film.
L’ultimo è “From Hell” con Johnny Depp. I
delitti a lui attribuiti sono cinque e sono stati effettuati tra il
31 agosto e il 9 novembre 1888, quattro dei quali all’interno di
un territorio di poche centinaia di metri. Le vittime erano tutte
prostitute poverissime di mezza età e vittime di abusi alcolici. E
infine una curiosità. In questo libro in cui le storie sono venti non
racconto soltanto gli assassini. Ci sono tre biografie che riguardano
personaggi diversi, personaggi davvero affascinanti. Uno
è Edward Marshall Hall, il
più famoso avvocato dei suoi tempi. Un uomo molto intelligente,
affascinante, dall'aspetto imponente, i lineamenti forti, una voce risonante che aveva un effetto ipnotico sulla giuria, il senso
dell'effetto drammatico. Aveva una mente veloce, un cuore
comprensivo, una personalità esuberante. Il potere di esprimersi
chiaramente ma anche quello di essere istrionico, coraggioso, eloquente,
abile. Aveva
anche un temperamento impetuoso. Aveva il dono della persuasione.
Capace di cogliere il minimo cambiamento di espressione di un
testimone in modo da avvantaggiarsene, abile nel cambiare la propria
tattica secondo le circostanze e secondo la propria ispirazione, pronto
a lottare per la vita del suo cliente come se si trattasse della propria
vita. E la sua vita fu
resa triste da un infelicissimo matrimonio con una giovane donna che non lo amava e che
alla fine morì, incinta di un altro uomo, dopo un aborto. Poi
la storia di Bernard Spilsbury,
il medico legale chiamato l’invincibile. Anche lui bello,
affascinante, capacissimo. Non sbagliò mai e quando alla fine cadde in
depressione per la morte di due figli e per aver sbagliato per la prima
volta un’autopsia, si uccise con il gas. E
infine la biografia di Albert
Pierrepoint, ultimo boia inglese e proveniente da una famiglia di
boia. Si dimise dopo aver impiccato Ruth Ellis, l’ultima donna
giustiziata in Inghilterra e poi lasciò una lettera dalla quale ho
tratto la frase iniziale del mio libro e con la quale vorrei concludere: "Io
credo che nessuna delle centinaia di esecuzioni da me effettuate abbia
mai agito da deterrente per un crimine. La pena capitale, a mio parere,
non risolve nulla, soddisfa soltanto un desiderio primitivo di
vendetta". |
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