Album  fotografico

Appunti su Nero di Londra

L'ultima fuga

Penna, pennello e veleno

Mille volti

Chi eri, Jack?

Solo un gioco

L'avvocato

Per te morirei 

Dolcemente nella vasca

Il medico legale 

L'alibi ti accusa

Esperimento d'amore

Il mio sosia

La casa dei segreti

Il boia

Alle spalle

Sogni di sangue

La vanità di un sadico

Per amore di un cane

Ci crocifiggeranno tutti

Troppo solo

 

         

 L'ULTIMA FUGA

Jack Sheppard (1702-1724)

     Nessuno era mai riuscito a fuggire dalla prigione di Newgate. Jack Sheppard si trovava nella cella dei condannati a morte, il luogo più sicuro e isolato del carcere londinese.  Era stato incatenato al pavimento e aveva le mani e le gambe bloccate da pesanti ferri.  Una sera, uno dei guardiani, che si era affezionato al giovane prigioniero così diverso dagli altri detenuti, gli chiese se avesse bisogno di qualcosa perché fino alla mattina seguente non avrebbe avuto la possibilità di andarlo a trovare. Era un'occasione insperata.  Jack aveva davanti a sé tutta la notte. Utilizzando la lunga esperienza di fabbro, si liberò dalle manette che gli serravano i polsi e dalle catene che lo fissavano al suolo e spezzò quelle che gli imprigionavano le gambe.  Passò dalla cappa di un vecchio camino: con un chiodo aprì una grossa breccia nella muratura, scalzò una sbarra di ferro che portò con sé e raggiunse il piano superiore. 

Si trovava nella Stanza Rossa,  immerso nell’oscurità. A tastoni individuò la porta e, in pochi minuti, riuscì ad aprire la serratura. Finì in un corridoio lungo e buio e lo percorse fino alla porta della cappella. Si servì della sbarra per aprire un foro nel muro attraverso il quale spostò il chiavistello. Era nella cappella. Qui superò agilmente diverse grate sormontate da una cresta di acute punte di ferro. Davanti a sé aveva una  porta massiccia, contro la quale non sarebbero serviti chiodi, né la sbarra, né altro. Eccitato dalla sfida e sentendosi invincibile, riuscì con uno stratagemma a strappare  i cardini della porta.

 Finalmente era sul tetto della prigione. Sotto di sé scorgeva la strada, i negozi ancora illuminati, la libertà. Respirò l’aria fresca della sera. Poi fu preso dallo sgomento. Doveva tornare indietro!